domenica 11 agosto 2013

Amore , bisogno d'amare e desiderio




L'amore è un tema sempre aperto a discussioni, ricerca di parametri o prospettive d'indagine che affascina generazioni fin dall'infanzia. Se pensiamo al mondo delle fiabe, possiamo ricordare Il principe ranocchio dei fratelli Grimm. La favola racconta che, grazie all'amore, il principe ranocchio e la principessa bambina si trasformano in esseri umani adulti e la vicenda diventa preludio di felicità eterna
Anche il desiderio è un forte stimolo che ha ispirato generazioni di poeti



                   Solo il tuo cuore ardente
e niente più. 

Il mio paradiso, un campo 
senza usignolo 
né lire, 
con un ruscello discreto 
e una piccola fonte. 

Senza la sferza del vento 
sulle fronde, 
né la stella che vuole 
essere foglia. 

Un'immensa luce 
che fosse 
lucciola 
di un'altra, 
in un campo 
di sguardi spezzati. 

Una quiete luminosa 
e lì i nostri baci, 
efelidi sonore 
dell'eco, 
s'aprirebbero di lontano. 

E il tuo cuore ardente, niente più. 

F. Garcia Lorca (Desiderio - 1920)

Cosa determina il modo in cui si vivono amore e desiderio?
Passando dalle vicende umane in generale alla scala delle singole storie individuali, notiamo che, a partire dalle prime esperienze, le relazioni con l’altro sesso, se da un lato ci permettono di conoscerci meglio, di prendere, per così dire, le misure di quello che siamo, delle nostre qualità, dall’altro, inevitabilmente, con i primi insuccessi, prendono corpo tutte quelle valutazioni negative su noi stessi, legate ai nostri stati psicologici di disagio, che ci portano ad attribuire alle nostre mancanze, alle nostre insicurezze, la causa dei nostri insuccessi.
In altri casi, dette mancanze verranno attribuite alle persone con le quali siamo entrati in una qualche relazione; sarà allora la controparte ad essere ritenuta responsabile dei vari fallimenti e delle varie difficoltà.
Queste condizioni che poniamo a noi stessi, diventano degli imperativi, dei doveri, dei presupposti, che dobbiamo soddisfare per sentirci al sicuro e degni d’amore. Il prezzo che paghiamo è la perdita della libertà e dell’innocenza. Diventando prigionieri di noi stessi, diventiamo cattivi, violenti, colpevoli, e perciò degni di punizione (cattivo viene da captivus, prigioniero). Paradossalmente, più cerchiamo di renderci degni d’amore, più creiamo le circostanze per allontanare l’amore dalla nostra vita. 

La via è la meta. La via che porta all’amore è la pratica dell’amore stesso. Amore senza presupposti, senza condizioni da soddisfare. L’innocenza, la liberazione dalla captivitas, può essere recuperata solo se diventiamo consapevoli, e vediamo con chiarezza i muri e le sbarre della prigione in cui ci siamo rinchiusi. Comprendiamo così che, da un certo tempo in poi, abbiamo fatto tutto da soli: siamo diventati i nostri carcerieri ed aguzzini. E’ quindi in nostro potere, con l’aiuto necessario, imparare ad abbandonare questa pratica violenta.
La maggior parte delle persone supera queste sensazioni di disagio, di propria inadeguatezza o di altrui insufficienza per demandare a relazioni future la realizzazione di un rapporto appagante. E’ infatti così forte la spinta verso la soddisfazione delle proprie esigenze affettive e sessuali da permetterci, in un certo senso, diignorare del tutto o in parte quanto di negativo è stato vissuto. Nonostante ciò, una traccia di queste prime esperienze negative rimane nella psiche di ogni individuo e, qualora venissero ad aggiungersi altri fallimenti, altre simili esperienze, queste si sommeranno alle precedenti, dando maggior forza a quelle valutazioni negative di cui parlavamo in precedenza sino a farle diventare un vero e proprio vincolo in grado di modificare i sentimenti ed il comportamento.
In alcuni casi si produrrà una totale chiusura rispetto ai propri bisogni, ai propri sentimenti, generalmente accompagnata da un forte senso di disistima nei propri confronti e da un atteggiamento rinunciatario nei confronti del sesso opposto. In altri casi prevarrà la tendenza ad usare il partner. In rapporti di questo genere, se la componente sessuale permane, la componente affettiva tende ad affievolirsi sino a scomparire del tutto o almeno a giocare un ruolo decisamente marginale nella relazione. L’incapacità di innamorarsi è un tratto caratterizzante di queste personalità.
La comprensione di queste complesse dinamiche è possibile solo tenendo conto di alcune caratteristiche generali fondamentali comuni ad ogni forma di coinvolgimento psicologico. Il bisogno di innamorarsi, così come quello di avere una fede di qualsiasi tipo essa sia, di seguire una qualsiasi figura carismatica, di avere una qualunque idea-guida sono antecedenti all’innamoramento, all’adesione ad una determinata fede filosofica, politica o religiosa o al momento in cui ci si fa trascinare da qualcosa o qualcuno; su tutto ciò è prevalente l’esigenza di coinvolgersi.
Senza dubbio, anche se alcune ricerche scientifiche hanno posto in rilievo come forme di coinvolgimento paiono essere presenti in altre specie animali, questo fenomeno necessita per manifestarsi inequivocabilmente, di una vita sociale, dunque di un pensiero e di un linguaggio ben strutturati.
Occorre, sulla scorta delle considerazioni precedenti, portare l’attenzione su una caratteristica peculiare dell’amore: sotto il profilo biologico si tratta di una molla potentissima, necessaria per la sopravvivenza stessa della specie umana e per la sua evoluzione mentre, sotto il profilo psicologico esso pare rappresentare unmodello puro di quel coinvolgimento di cui parlavamo poco più sopra.
Ne deriva un ruolo centrale, imprescindibile, nell’esperienza umana. Ritorniamo a quanto detto: il bisogno di innamorarsi è presente prima dell’innamoramento stesso.

lunedì 5 agosto 2013

Aforismi di Papa Francesco

Ecco una raccolta di Aforismi di papa Francesco


“Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili”

“Dio non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. Dio è così: Lui fa sempre il primo, lui si muove verso di noi”

I sacramenti sono gesti del Signore. Non sono prestazioni o territori di conquista di preti o vescovi.

Ogni volta che seguiamo il nostro egoismo e diciamo no a Dio, roviniamo la sua storia di amore con noi”

“I miracoli ci sono. Ma serve la preghiera! Una preghiera coraggiosa, che lotta, che persevera, non una preghiera di cortesia.”

“Non lasciatevi rubare la speranza!”

Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Per questo mi chiamo Francesco: come Francesco da Assisi, uomo di povertà, uomo di pace. L'uomo che ama e custodisce il Creato; e noi oggi abbiamo una relazione non tanto buona col Creato.

La Chiesa è giovane e lo si vede proprio bene nella GMG. Che il Signore ci mantenga sempre tutti giovani di cuore

Grazie. Grazie. Grazie a tutti voi e a tutte le autorità per la magnifica accoglienza in terra carioca

Sto arrivando in Brasile fra qualche ora e il mio cuore è già pieno di gioia perché presto sarò con voi a celebrare la 28^ GMG


“Gioia questa deve essere la prima parola,non siate mai tristi, un cristiano non può mai esserlo!!..Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento!”
“Anche se sei stato lontano, fa’ un piccolo passo verso di Lui: ti sta aspettando a braccia aperte”
«Dio sorprende sempre Non rassegniamoci mai»

Il coraggio apostolico è seminare. Seminare la Parola. Renderla a quel lui e a quella lei per i quali è data. Dare loro la bellezza del Vangelo, lo stupore dell'incontro con Gesù… e lasciare che sia lo Spirito Santo a fare il resto.

Il restare, il rimanere fedeli implica un'uscita. Proprio se si rimane nel Signore si esce da sé stessi. Paradossalmente proprio perché si rimane, proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita.

“Se non siamo “pecore di Gesù”, la fede non viene; è una fede all’acqua di rose, una fede senza sostanza”

“Leggete e meditate assiduamente la Parola del Signore per credere ciò che avete letto, insegnare ciò che avete appreso nella fede, vivere ciò che avete insegnato.”

“Ricordiamolo bene tutti: non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimonianza concreta della vita.”

“Ciascuno di noi ha nel cuore il desiderio dell’amore, della verità, della vita… e Gesù è tutto questo in pienezza!”

L'esperienza della vita



Come si concretizza l'esperienza della vita?
ecco cinque spunti di riflessione
1 – l’esperienza di realtà è uno stato mentale.
Alla domanda: “Cos’è la realtà, una scoperta o un’invenzione?” la risponde “è un’invenzione”. La realtà del mondo, che sta dentro la nostra testa,
si struttura e si differenzia sempre di più fino a che ne siamo totalmente condizionati e la meditazione ci aiuta a riportarci a un tempo precedente, quando
eravamo “tabula rasa”, quando cioè la “nostra” realtà non era strutturata come quella di ora. Questo primo presupposto significa che l’esperienza è la causa e
il mondo la conseguenza cioè noi siamo sempre responsabili di quello che siamo. Un altro significato è la conoscenza obbliga e cioè quando si conosce
una cosa, questa “conoscenza “ inevitabilmente cambia la nostra realtà di mondo. L’ultimo significato che si può includere in questo presupposto è: “la
causalità lineare è la maggiore superstizione”. I cambiamenti avvengono CASUALMENTE, non CAUSALMENTE. Nella relazione d’aiuto bisogna
seminare continuamente, prima o dopo qualche seme attecchirà.
2 – La consapevolezza di Se si struttura in un percorso che va da una percezione indifferenziata ad una differenziata, definendo un confine
sempre maggiore fra Se e gli altri.
In altre parole l’identità di un individuo si costruisce lentamente attraverso il modellamento altrui, perlopiù inconscio, e la maggior parte delle persone sta in una realtà o stato mentale a metà strada tra l’ESTASI (bambino-meno difese) e PARANOIA (adulto-più difese).
3 – L’esperienza di relazione fra le persone oscilla tra l’essere guida ed essere guidato.
L’affermazione-paradosso di M.Erickson: “l’ipnosi non esiste, tutto è ipnosi” guida il nostro lavoro con il cliente.
4 – Il cambiamento avviene attraverso l’abbassamento della critica
(autoindotto e eteroindotto) secondo un economizzazione che salvaguardia i bisogni primari e genera un ritorno verso uno stato maggiormente indifferenziato.

 Il cambiamento è molto spesso preceduto da periodi di confusione o crisi. Quando si ritorna alla “tabula rasa”, al periodo “bambino”, si generano
nuove cornici di riferimento e nuovi percorsi. Ma può succedere che durante il cambiamento la persona sia insicura o veda dei pericoli e allora anziché un
miglioramento, si avrà un peggioramento.
5 – Spesso la soluzione costituisce il problema, persistendo in uno Stato Mentale forzato in cui non vi è più congruenza tra l’elaborazione interna e
l’evento esterno. 
Questo presupposto è molto importante. In ogni situazione quotidiana molto
spesso le persone si creano problemi quando non ce ne sono.