sabato 30 marzo 2013

Credenze e profezie auto-avverantesi


Le nostre convinzioni ed i nostri modelli mentali funzionano come vere e proprie profezie auto-avverantesi, in quanto creano potenti aspettative.
Una prova evidente del potere delle convinzioni e della forza delle aspettative è costituita, ad esempio, dal noto effetto placebo. L'effetto placebo svolge un ruolo fondamentale nella guarigione della malattia e può confondere notevolmente l'analisi dell'efficacia o meno di una nuova terapia.
E’ stato più volte dimostrato che quando una persona crede di prendere una medicina mentre riceve un prodotto inerte, nel 30-40% dei casi sta effettivamente meglio. Questo mediamente. In alcuni studi questa percentuale si è rivelata assai superiore.
La fiducia che un paziente ha nel proprio miglioramento gioca un ruolo strategico nell’ambito della guarigione. I ricercatori sanno bene che, per numerose malattie, i pazienti convinti di poter migliorare sono proprio quelli che hanno maggiori probabilità di migliorare davvero.
Uno studio condotto nella State University of New York dimostrò che i pazienti con asma trattati con l'ausilio di un inalatore che conteneva solo acqua salata nebulizzata, ma a cui veniva detto che stavano inalando una sostanza irritante o allergenica, mostravano maggiori problemi di ostruzione delle vie aeree. Quando allo stesso gruppo veniva detto che l'inalatore conteneva un farmaco per alleviare l'asma, le loro vie aeree si aprivano.
Spesso quindi attribuiamo la guarigione a un farmaco mentre in realtà è la convinzione del paziente che fa la differenza, sono le sue forti aspettative di miglioramento che portano l’organismo a comportarsi di conseguenza.

In un altro studio condotto su 200 soggetti che lamentavano disturbi fisici ma non manifestavano malattie identificabili, i medici dell'Università di Southampton, in Gran Bretagna, dissero ad alcuni pazienti che non era stata trovata alcuna malattia seria e che sarebbero stati presto meglio; ad altri dissero invece che la causa del loro male non era chiara. Due settimane dopo, il 64% del primo gruppo si era ristabilito, mentre nel secondo gruppo era accaduto solo nel 39% dei casi.
L'effetto placebo è stato riscontrato persino in pazienti sottoposti ad interventi chirurgici. Infatti alcuni interventi effettuati sull’addome di soggetti sottoposti a precedenti operazioni e sofferenti di dolore addominale persistente, hanno dimostrato che la terapia chirurgica finta (nella quale veniva effettuata solo un’incisione) ha ottenuto gli stessi benefici di quella vera.
E’ documentato che le nostre convinzioni agiscono anche sul nostro sistema immunitario ed influiscono sulla nostra salute e sul nostro corpo fisico, possono farci sentire bene o male: dipende solo di quali contenuti sono portatrici.
Gli stessi paradossali effetti li possiamo riscontrare nell’ambito sportivo: fino a quando gli atleti ritengono impossibile battere un record questo rimane imbattuto ma quando anche uno solo di loro supera quel limite, nell’arco di pochissimo tempo, anche molti altri riescono ad oltrepassarlo.
E’ nota la storia di Roger Bannister che riuscì a percorrere un miglio in meno di quattro minuti, impresa fino allora ritenuta impossibile per un essere umano. Nel giro di due anni altri 300 atleti fecero altrettanto! Questo solo perché l’impossibile era diventato nel loro sistema di credenze possibile.


Il nostro cervello processa 400 bilioni di bit di informazioni al secondo ma ne trattiene ‘solo’ 2.000, le altre le riceve ma non le integra, e queste 2.000 variano da persona a persona.
In base a che cosa il nostro cervello opera questa istantanea selezione? Sembra proprio che il criterio sia indissolubilmente legato al nostro sistema di pensiero, ossia al nostro tessuto di credenze: tutto ciò che trova congruenza con il terreno mentale entra, tutto ciò che non ne trova no. E’ una questione di ecologia del sistema.
Inoltre, secondo gli ultimi studi della fisica quantistica, sembra che ad ogni convinzione corrispondano delle precise reazioni a livello neuronale che si formano appunto quando la convinzione si deposita. Queste reazioni ci renderebbero impossibile ‘leggere’ gli eventi in modo diverso, ci impedirebbero cioè di vedere un’altra realtà. Quindi non si tratterebbe solo di un fatto psicologico ma di un fatto fisiologico, biochimico.
Molti pensano di poter cambiare la propria vita semplicemente attraverso la propria volontà ma questo spesso non è vero. Le credenze negative o limitanti (soprattutto quelle che abbiamo a livello inconscio) sono molto più forti della volontà dell’individuo.
Noncuranti degli sforzi che la persona fa per cambiare, le convinzioni depotenzianti depositate nell’inconscio lavorano per auto-realizzarsi. Buone intenzioni, sforzi e volontà sono destinati ad essere vanificati dalla potenza delle credenze negative o limitanti accettate come vere spesso in modo totalmente inconsapevole.

Una volta che un’idea su qualcuno o su qualcosa si incide nel nostro subconscio dà luogo a una sorta di riflesso condizionato, proprio come quando il medico ci batte il martelletto sul ginocchio e noi non possiamo fare a meno di ‘far scattare’ la gamba. Così, a fronte di un determinato stimolo espresso sotto forma di parole, azioni o altro, reagiremo sempre nello stesso modo, il solo che la nostra griglia di convinzioni ci consenta.
Il subconscio, infatti, non discerne, non giudica, non ha opinioni, non pensa, non ha una volontà propria e non ha neppure il senso dell’umorismo: si limita a rispondere in modo meccanico allo stimolo; premo l’interruttore, la luce si accende, l’interruttore non valuta se questo sia bene o male. Quindi, una volta che questi pensieri profondi si sono depositati, la reazione sarà assicurata e, soprattutto, automatica.
La mente umana è dunque fertile ma soltanto per alcuni semi, gli altri, in assenza di un adeguamento del terreno mentale, saranno destinati alla sterilità.

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