venerdì 15 marzo 2013

Allenare le emozioni



Allenare le emozioni, permette di raggiugere gli obiettivi della vita.
La tua vita quotidiana è sempre piena di eventi controllabili e incontrollabili. Spesso riteniamo, superficialmente di poter controllare tutte le nostre attività, fino a quando osserviamo che avviene qualcosa che ci sfugge e lo riteniamo fortuito. La logica, pilastro della civiltà occidentale, riesce a spiegare alcune cose, mentre quelle non esplicabili, non le degna di considerazione in quanto fanno parte della casualità. Consideriamo la nostra vita completamente sotto il nostro controllo razionale e ripudiamo tutte quelle cose fatte di impulsività e irrazionalità. Ma come può, l’impulso e l’irrazionalità, rovinarci la vita se noi pretendiamo, con la logica, di poter dominare la nostra vita? Forse c’è qualcosa che non quadra, qualcosa che mi sfugge al mio controllo razionale e che è più importante di quanto credo.
A questo punto occorre fare una specificazione: il tuo, il nostro cervello è costituito da due emisferi dislocati nella parte destra e nella parte sinistra dell’organo cerebrale. L’emisfero sinistro è responsabile della logica, dell’articolazione delle parole, della matematica ed è sequenziale; l’emisfero destro, invece, è responsabile dell’emotività, del sogno, della creatività, dell’irrazionalità ed il luogo in cui è depositato il nostro programma mentale. Ma che cos’è il programma mentale?
Quando nasciamo la nostra mente è priva di condizionamenti, il nostro cervello è libero da influenze generate dall’esterno e quindi si comporta senza schemi prefissi, anche se nel grembo materno le emozioni di nostra madre influenzano il nostro stato emozionale. Quando veniamo al mondo non compiamo una distinzione del negativo e del positivo, ci troviamo in una Fase Sensoriale in cui avvertiamo il piacere e la sofferenza, la gioia e il dolore ma non siamo in grado di definirli; ad esempio il bambino mette le dita nella presa elettrica e sente il dolore ma non siamo in grado di definirli; ad esempio il bambino mette le dita nella presa elettrica e sente il dolore ma non sa definirlo. Poi attraversiamo una Fase Percettiva in cui sappiamo cosa vuol dire il piacere e la sofferenza ma non riusciamo ad identificare la fonte che li detiene, ad esempio il bambino mette le dita nella presa di corrente percepisce e definisce il dolore ma non sa identificare la fonte. Infine attraversiamo una Fase Riflessiva in cui identifichiamo la fonte buona e cattiva. Infatti, reputiamo un cibo disgustoso o piacevole, senza mai averlo assaggiato prima, solo guardando la smorfia di disgusto di nostra madre che cerca di farcelo mangiare. Il gusto non è ancora sviluppato ma siamo in grado di decodificare una serie di messaggi non verbali provenienti da chi ci sta vicino. La nostra mente può essere paragonata a un dischetto vergine che viene scritto man mano che i genitori ci forniscono le informazioni. Da bambini assorbiamo come spugne tutti i dati e li immagazziniamo formando il programma mentale entro i primi tre anni di vita e si perfeziona fino ai 12 anni. Questo disco è responsabile delle convinzioni profonde che spesso e volentieri limitano il successo della nostra vita. Se da piccolo mia madre mi ha sempre ripetuto che sono un imbecille, quest’affermazione si sarà incisa nel mio inconscio in modo tale da farmi comportare come un imbecille, anche se questo mi farà soffrire tantissimo. Questo programma occulto sfuggirà alla mia consapevolezza e l’unica spiegazione che potrò darmi sarà che sono un imbecille! Ma, a questo punto, secondo i canoni della nostra civiltà occidentale, è logico darsi dell’imbecille se noi pretendiamo di poter controllare tutto con la razionalità? Perché a volte arrossiamo senza un apparente motivo davanti a determinate persone o circostanze? Perché cadiamo in depressione o non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi se abbiamo tutto quello che ci serve?
Forse il motivo risiede nel fatto che l’inconscio ha un potere di controllo sulla nostra vita che arriva a superare il 90% rispetto al misero 10% della parte razionale. Possiamo paragonare l’inconscio come un enorme elefante che vaga in una giungla lussureggiante; sul suo dorso vi è una mosca che rappresenta la parte razionale. Quest’ultima gli dice: “Ehi vai dritto in quella direzione perché ho visto una montagna di zucchero!”.
Invece, l’elefante intravede un ruscello che all’improvviso gli ricorda di avere una fortissima sete e s'incammina verso esso per dissetarsi. La mosca potrà urlare finché vorrà ma mai potrà opporsi alla decisione dell’elefante che invece di andare dritto preferisce girare in un’altra direzione per bere. Come può opporsi? E quante volte c'è capitato una situazione simile? Quante volte ci siamo posti 7
degli obiettivi razionalmente che non siamo riusciti a raggiungere? Abbiamo consultato l’elefante per conoscere le sue esigenze?

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