martedì 10 luglio 2012

Profezie che di avverano (self full filling prophecy)





Le profezie che facciamo su noi stessi e sulla vita tendono ad avverarsi. Siamo ciò che pensiamo.
Si parla infatti di Profezie che di avverano o usando un termine anglosassone self full filling prophecy. Dovremmo pertanto imparare a produrci profezie per potenziare la mente e migliorare la vita.
Perchè questo accade?
Cerchiamo di capirlo


Noi esseri umani viviamo in un mondo "reale". Tuttavia non operiamo in esso in forma diretta o immediata, ma lo facciamo servendoci di una mappa o di una serie di mappe di quel mondo per orientare il nostro comportamento in esso. Queste mappe differiscono necessariamente dal territorio che riproducono , così come una carta geografica non è il territorio che rappresenta ma, se è esatta, ha una struttura simile a quella del territorio ed è questo che la rende utile.
Immaginiamo di trovarci in mezzo al deserto del Sahara, intorno a noi non possiamo vedere altro che sabbia e dune: la sensazione che abbiamo è quella dello smarrimento, infatti in questo territorio non sappiamo e non possiamo orientarci; se abbiamo bisogno di qualcosa, come un'oasi con acqua, frescura, cibo, ci occorre una mappa che individui dei punti di riferimento; che ci dica cioé in quale direzione andare, da quali segni riconoscere la pista che dobbiamo seguire, quanta distanza dobbiamo percorrere, ecc...

Ogniqualvolta cerchiamo qualcosa nella nostra vita o ci aspettiamo qualcosa (un fallimento, una vittoria, un pericolo, ...) utilizziamo una mappa del genere, costruita anche attraverso le esperienze passate, che ci indica o presume di indicarci come ottenere le cose di cui abbiamo bisogno, come organizzarci in vista di ciò che pensiamo debba verificarsi, come evitare gli ostacoli, ecc... Questa sorta di carta geografica è la rappresentazione personale, soggettiva di come noi vediamo la realtà, è un modello del mondo e non il mondo stesso. Infatti :

LA MAPPA NON E' IL TERRITORIO

bensì è un'articolata organizzazione di incroci e agglomerati di credenze e convinzioni (che esprimiamo attraverso il linguaggio verbale e corporeo) che appunto rivelano in quali valori crediamo, come facciamo a soddisfare i nostri desideri, da dove ci provengano il piacere e il dolore , come facciamo ad interpretare il comportamento degli altri, ecc...

Così potremmo dire che mentre la mappa è un determinato sistema di coordinate, il territorio è l'insieme di tutti i possibili sistemi di coordinate: quelli che ci sono, quelli che ci sono stati, quelli che ci potrebbero essere in futuro, quelli che si potrebbero inventare ed inoltre quelli miei, quelli degli altri, ecc...
E' importante infatti sottolineare che, così come esiste una differenza tra la realtà ed ogni singolo modello o rappresentazione della realtà, anche i modelli della realtà che ogni essere umano si crea saranno diversi, ognuno di noi ha cioè una mappa diversa dall'altro.
Tutto ciò è dovuto in particolare a tre meccanismi di "filtraggio" delle informazioni: neurologici, sociali, individuali.

Filtri neurologici

Consideriamo i sistemi recettori umani: vista, udito, tatto, gusto, olfatto. Vi sono fenomeni fisici che stanno al di fuori dei limiti di questi 5 canali sensoriali .
Ad esempio, le onde sonore inferiori ai 20 Hertz di frequenza e superiori ai 20.000 Hz non possono essere rilevate dall'orecchio umano.
Il sistema visivo dell'uomo può percepire lunghezze d'onda comprese tra i 400 ed i 750 nanometri (un nanometro = un milionesimo di millimetro); quelle di lunghezza superiore (raggi ultravioletti, raggi X, raggi cosmici) e quelle di lunghezza inferiore (raggi infrarossi, onde radio) non sono visibili all'occhio umano. Anche in questo caso percepiamo solo una porzione di un fenomeno fisico continuo determinata dai vincoli neurologici che ci sono imposti geneticamente (vedi anche il fenomeno del "punto cieco" con l'esercizio del punto e della stella e le illusioni ottiche).
Il corpo umano è sensibile al tatto, al contatto con la pelle; anche il senso del tatto ci mostra la profonda influenza che il nostro sistema neurologico può avere sulla nostra esperienza. In una serie di esperimenti fatti già un secolo fa (Weber) si constatò come la nostra capacità di avvertire la sensazione di essere toccati in due punti variava enormemente a seconda dell'ubicazione dei due punti su diverse parti del corpo umano: due punti che sono avvertiti come separati sul mignolo, possono essere percepiti come distinti sulla parte superiore del braccio solo se la loro distanza viene aumentata di trenta volte! Il mondo fisico rimane costante, mentre l'esperienza che ne abbiamo cambia enormemente in funzione del nostro sistema nervoso (vedi anche il fenomeno del "naso a due punte" se tocchiamo il naso con l'indice e il medio accavallati).
Il nostro sistema nervoso deforma e cancella sistematicamente intere parti del mondo reale costituendo perciò il primo filtro che distingue il mondo (il territorio) dalla nostra rappresentazione del mondo (la mappa).

Filtri sociali

Dice Huxley (Le porte della percezione, '80) che "ogni individuo è nello stesso tempo il beneficiario e la vittima della tradizione linguistica nella quale è nato; il beneficiario in quanto il linguaggio gli dà accesso ai ricordi accumulati dall'esperienza altrui; la vittima in quanto lo conferma nella convinzione che la ridotta consapevolezza sia la sola consapevolezza e perchè stuzzica il suo senso della realtà, in modo che egli è fin troppo pronto a prendere i suoi concetti per dati, le sue parole per cose vere."
Forse il filtro sociale più comunemente riconosciuto è il nostro sistema di linguaggio. Nell'ambito di ogni singolo sistema di linguaggio, per esempio, la ricchezza dell' esperienza è connessa in parte al numero di distinzioni operate dalla lingua di un popolo in taluni campi percettivi.
In maidu, una lingua amerinda della California settentrionale, vi sono solo tre parole per descrivere lo spettro dei colori, per cui l'individuo che parla maidu è consapevole di tre sole categorie di esperienza dei colori, mentre chi parla italiano o inglese possiede più categorie e quindi più distinzioni percettive abituali. Gli eschimesi invece hanno ben 19 vocaboli per designare i tipi di neve, mentre la lingua Hopi ha un solo nome per indicare tutte le cose o gli esseri in grado di volare (un uccello, un aviatore, un aeroplano).

Si può così arrivare a dire che "il linguaggio forma le idee fondamentali dell'uomo" (Whorf, '56): non solo la nostra percezione della realtà, ma anche il pensiero stesso dipende dal linguaggio. Infatti potremmo dire che tra lingua e pensiero esiste lo stesso rapporto che passa tra uno strumento musicale e la melodia che esso è capace di produrre: non si può fare un rullo di tamburo con un clarinetto o un suono di tromba con un violino! (ipotesi del relativismo linguistico).

Mentre i filtri neurologici sono gli stessi per tutti gli esseri umani, quelli sociali sono identici solo per i membri della stessa comunità socio-linguistica; la seconda serie di filtri comincia pertanto a distinguerci gli uni dagli altri come esseri umani. La terza serie di filtri, quelli individuali, sta alla base delle differenze di più vasta portata tra gli uomini.

Filtri individuali

Sono tutte le rappresentazioni che creiamo come esseri umani in base alla nostra storia personale unica. Ogni essere umano ha una serie di esperienze che ne costituiscono la storia personale e che sono unicamente sue, come le sue impronte digitali. Le mappe che creiamo nel corso della vita si basano sulle nostre esperienze individuali e come tali sono diverse da quelle di ogni altra persona; questi singoli modi con i quali ciascuno di noi rappresenta il mondo costituiranno un insieme di interessi, abitudini, simpatie, antipatie e regole di comportamento che sono decisamente nostri. Gli stessi fratelli gemelli possono arrivare ad avere modelli del mondo diversi tra loro, pur avendo esperienze molto simili.

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