venerdì 27 luglio 2012

La comunicazione ironica


La comunicazione ironica è una comunicazione obliqua e permette di comunicare in modo persuasivo,  in quanto mostra ciò che nasconde e
nasconde ciò che dice. Ricorrendo all’ironia il parlante può rimanere opaco sul piano relazionale pur senza essere silente. L’ironia è una forma di maschera densa di senso, in grado di rendere flessibili i confini del significato e di favorire i processi di negoziazione relazionale in funzione di un dato contesto. È un espressione emblematica della dialogicità discorsiva: la parola non è
semanticamente unidimensionale, ma la sua interpretazione assume forme diverse in funzione
della sua collocazione all’interno del discorso e in relazione all’operazione di messa a fuoco che
pone alcune proprietà in primo piano e ne occulta altre.
La comunicazione ironica assolve distinte funzioni psicologiche:
• Rispetto delle convenzioni (come aggirare la censura in modo culturalmente
corretto).
Il commento ironico consente di evitare la censura degli altri, pur affrontando temi che altrimenti
andrebbero taciuti.
L’ironista gestisce al meglio le relazioni interpersonali, conformemente alle norme della
desiderabilità sociale, velandosi e svelandosi con misura, rispettando i canoni impliciti della propria
cultura. La comunicazione ironica trova il suo apice nelle culture in cui è importante sapersi
mantenere distaccati dagli eventi, anche sul piano emotivo. La comunicazione ironica consente di
prendere le distanze dalle emozioni (de-emozionalizzarsi), ma anche di manifestare attenzione verso i sentimenti del partner non dicendo tutto ciò che uno pensa e sente dell’altro.
• Confine di riservatezza (come proteggere lo spazio personale).
Ironia come strumento per conservare dignità e contegno, per tutelare il proprio spazio personale e
per proteggere la propria riservatezza (privacy). L’ironia come dote del saggio (ironia socratica),
per osservare con obiettività superiore le situazioni, mettere in discussione i dogmi e le mode,
ridimensionare i problemi senza sbilanciarsi né compromettersi. L’autore della comunicazione
ironica si colloca in una posizione difficile da raggiungere e controllare, in quanto ha in ogni caso la possibilità di slittare dal livello lessicale al latente e viceversa
• Ambiguità relazionale (come rinegoziare i significati).
Il paradosso della comunicazione ironica sta nel fatto che per essere meglio intesi, occorre essere
fraintesi. L’ironista gode dell’efficacia della parola e nello stesso tempo dell’innocenza del silenzio.

Si può parlare di polisemia pragmatica della comunicazione ironica in quanto il messaggio offre
diversi percorsi di senso all’interpretazione dal parte del destinatario. Ciò offre la possibilità di
negoziare e rinegoziare i significati del commento ironico, dando la possibilità di non assumere
pienamente la responsabilità di ciò a cui allude, quindi di non compromettersi. La responsabilità del
valore ironico passa dall’autore all’interlocutore e all’interpretazione che ne dà quest’ultimo. La
comunicazione ironica in questo senso è un prendere le distanze dalla propria responsabilità
comunicativa.
Particolare rilievo assume il peso dell’implicito: in certi contesti l’ironia attenua un insulto aperto
o un elogio diretto (mitigazione dell’implicito), in altri un commento sarcastico risulta più calcolato
e incisivo di una critica aperta (accentuazione dell’implicito).
4 - VOCE DELL’IRONIA.
La comunicazione ironica è un fenomeno eminentemente vocale, originato dal gioco contrastivo fra
aspetti linguistici e paralinguistici nella produzione di un enunciato. Il commento ironico nasce dalla
sintesi tra il significato letterale e il profilo soprasegmentali del significato opposto. Lo studio
sperimentale della voce dell’ironia evidenzia che il profilo vocale è dato dalla combinazione di
tono acuto e modulato, intensità elevata e ritmo rallentato, una sorta di sottolineatura caricaturale
e una marcatura enfatica dei tratti soprasegmentali che implica un giocare con la voce in modo
studiato e premeditato.
L’ironia sarcastica si caratterizza per un tono che enfatizza il disprezzo, l’ironia bonaria con uno che
attenua l’elogio.
A differenza della menzogna dove le parole sono false, nell’ironia le parole sono finte, cioè negano
palesemente ciò che appare. L’ironista non vuole ingannare, ma essere chiaro senza essere
evidente ed esplicito.
5 - SCRIPT IRONICO.
A livello psicologico l’ironia è come un gioco comunicativo di “fioretto” in cui i duellanti
impugnano non la spada ma il fioretto, per colpire pungendo con eleganza.
Il punto di partenza è riconoscere che il commento ironico si inserisce in uno script (copione)
ironico, composto da 4 fasi:
1. Premessa
Il bagaglio di conoscenze reciproche interpersonali (testuali o contestuali) condivise dagli
interlocutori; la premessa definisce l’orizzonte di riferimento all’interno del quale si
colloca lo scambio ironico.
2. Evento focale
L’oggetto del commento ironico, costituisce l’elemento induttore e l’antecedente della
comunicazione ironica. Può accadere in maniera indipendente dagli interlocutori ma è
essenziale che lo notino e lo rendano oggetto dello scambio comunicativo
3. Commento ironico
E’ la manifestazione di una determinata intenzione comunicativa da parte dell’autore,
che attraverso l’atto ironico può criticare, elogiare, disprezzare, sdrammatizzare l’evento
focale. L’attuazione dell’intenzione richiede la scelta tra diverse forme di ironia e la
decisione di seguire un certo percorso che necessita di sincronia comunicativa tra il
livello linguistico e il profilo soprasegmentali.
4. Effetto ironico
E’ il modo in cui il commento ironico viene interpretato dal destinatario, che reagendo
alla mossa dell’ironista ricalibra il rapporto interpersonale tra loro. Tre possibili
contromosse:
1. Fraintendimento: il destinatario non coglie l’intenzione ironica e si ferma al
significato letterale
2. Disconoscimento: il destinatario comprende il senso ironico ma per convenienza
decide di fermarsi al significato letterale
3. Touché: l’ironia coglie nel segno e il destinatario ammette di essere stato colpito,
si mostra divertito o ferito e risponde a sua volta a seconda della circostanza.

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