sabato 7 luglio 2012

Il segreto per essere felici



Il segreto per essere felici è racchiuso in una frase:

Noi siamo ciò che pensiamo di essere

Questa frase, se compresa nella sua portata, è lapidaria, è un concetto chiave, su cui si fonda l 'esistenza. Intorno a questa idea si struttura il modello costruttivista. Per definire questo concetto è necessario recuperare i meccanismi con i quali siamo arrivati alla costruzione di noi stessi.

Come abbiamo allestito la conoscenza dentro di noi?

Facciamo un viaggio indietro nel tempo e riflettiamo sul fatto che probabilmente noi deriviamo dagli animali preistorici e dalle loro evoluzioni nel tempo. Loro hanno fatto ciò che noi siamo, evolvendo hanno definito un percorso e dunque una storia che oggi ci appartiene. Ciò che ci differenzia dai preistorici è la neocorteccia, senza la quale l 'uomo sarebbe senza coscienza e senza conoscenza. Da un universo iniziale si è passati ad un multiverso che oggi ci circonda. Ricordiamo che ci appartiene solo ciò che sappiamo nominare e definire, ciò a cui diamo un nome.

Noi siamo profeti di noi stessi: da come mi definisco mi penso e dunque agisco.

L 'intelligenza è nata molto probabilmente per soddisfare le esigenze di movimento e sfruttare al meglio l'ambiente in cui si viveva.

Le differenze vengono usate per comparare e percepire. Distinguere le cose, gli elementi dal resto, dal tutto, così è nato l'universo, all 'inizio, da un pezzo unico si sono differenziate tutte le parti. Noi siamo tali perché le cose si sono differenziate e sviluppate in un certo modo, se si fossero fatte distinzioni differenti noi saremmo un'altra cosa.
Se il primo passo per definirsi in una identità si è costituito nel differenziarci, distinguerci dagli altri, (e ciò ha implicato il confronto, le classificazioni, il dare un nome alle cose) ecco che il secondo livello fondamentale alla conoscenza ha implicato la memorizzazione.



Che cosa comporta l 'avere conoscenza sul pensiero "siamo ciò che pensiamo di essere"? Comporta sicuramente che DOBBIAMO ESSERE CIO ' PENSIAMO DI ESSERE. Ogni conoscenza obbliga, non si può più prescindere da ciò che si conosce: se conosco posso evitare ma rimango comunque coinvolto, influenzato. Se io dico "non pensate ad un cavallo" ottengo esattamente l 'effetto opposto da quello dichiarato: non è possibile che riesca ad ottenere ciò che chiedo, anche perché il cervello è sempre presente in chi se l'è distinto attraverso la propria percezione e l'ha fissato nella sua memoria.



Noi siamo i migliori profeti di noi stessi: piuttosto di cambiare il modello di causalità lineare, su cui basiamo la nostra esperienza del mondo, la nostra superstizione, mettiamo in rilievo concetti come destino, fato, magia. Quando creiamo un atmosfera portiamo con noi limiti e possibilità di un tutto che si delinea, ogni contesto porta con se le due facce di una stessa medaglia. La nostra identità possiamo intenderla strutturata su due livelli, quella sognata tra dnoi stessi e quella che viviamo con gli altri che è poi il nostro sogno condiviso.


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