martedì 19 giugno 2012

Percezione del mondo: La realtà inventata






La percezione del mondo è soggettiva, non oggettiva.
La percezione del mondo quindi è una  realtà inventata.
La mappa non è il territorio.


Potremmo pertanto affermare che la La Realtà è funzione dello Stato di Coscienza .


La Realtà è funzione dello Stato di Coscienza poiché qualunque tipo di valutazione della realtà è una interpretazione.


Lo stato di coscienza base — differente da persona a persona — viene definito come quella particolare
“configurazione gestaltica che tende a mantenersi relativamente stabile nel tempo” .
Gli stati di coscienza e quindi la percezione della realtà possono essere modificati usando tecniche specifiche.
Alcune forme  di meditazione hanno come scopo principale l’ampliamento dello stato di coscienza ordinario sino all’integrazione di stati di coscienza  che normalmente non ne fanno parte. 
Uno stato di coscienza è un sistema composto dalle seguenti variabili in interazione reciproca e
costante:
Pensieri-emozioni-fisiologia-comportamento.


 Se le fluttuazioni rientrano entrano un certo campo di stabilità lo stato di coscienza non subisce particolari alterazioni.
All’interno dello stato di veglia si verificano delle fluttuazioni: a volte siamo orientati verso la razionalità, altre volte verso la fantasticheria, a volte viviamo degli stati leggeri di trance. Applicando tecniche di meditazione  o di autoipnosi o vivendo stati di estrema euforia si verifica una sorta di salto quantistico. Il processo comporta la perdita della stabilità del sistema e la sua riorganizzazione verso un nuovo stato di coscienza, un nuovo ordine di equilibrio instabile.
Solo nella vita intrauterina l’individuo può veder soddisfatto ogni suo stato di necessità, di disequilibrio, di disagio; dopo, ogni desiderio esiste solo per essere rigenerato: per esempio, quando risolvo un problema, soddisfo un desiderio, mi
libero da un disagio, etc. posso stare tranquillo che molto presto si presenterà un altro problema o desiderio.


Normalmente si ritiene che occorra partire dal pensiero per influenzare il comportamento, perché, secondo l’accezione comune, dovrebbe venire prima il pensare e quindi l’agire. Tuttavia, in un sistema dinamico, interattivo e quindi a causalità circolare tale priorità non ha senso.


Si può tranquillamente partire dal comportamento, per variare il modo di pensare.
In ogni caso la è nostra particolare mappa del mondo, cioè ciò che crediamo essere vero a determinare le esperienze che andremo a vivere.


Un esempio tipico di questo fenomeno sono le profezie autoavverantisi.


l’individuo non riceve passivamente le informazioni dall’esterno ma le “costruisce” quindi “fa un controllo
accurato del feedback che esse gli trasmettono e ricerca prevalentemente quei feedback che pensa potranno confermare, anziché disconfermare le proprie concezioni del sé . In secondo luogo, elicita, mediante la messa in atto di specifici comportamenti, quelle reazioni dei partner di interazione che vanno a confermare la sua visione di sé . Infine, può ricordare solo i feedback di conferma e dimenticare, ignorare, distorcere o screditare quelli a disconferma della propria immagine di sé.” 
Dobbiamo quindi imparare per vivere bene a crearci delle convinzioni potenzianti


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