giovedì 28 giugno 2012

Comunicazione emotiva per migliorare le relazioni




La  Comunicazione emotiva per migliorare le relazioni è intesa in senso olistico, comprendente anche i tratti non verbali e simbolici della comunicazione, questo tipo di comunicazione viene
definito COMUNICAZIONE EMOTIVA.
Attraverso la comunicazione possiamo modificare la realtà percepita.
E' uno degli ingredienti della ricetta della felicità.
Un assioma fondamentale della comunicazione elaborato da Waztlavich della famosa scuola Californiana di PALO ALTO afferma che NON SI Può NON COMUNICARE (anche chi volontariamente sceglie di non comunicare.. sta comunicando.. comunica di non volere comunicare), per cui diventa di vitale importanza imparare a FARLO BENE per la nostra vita relazionale, e quindi per il nostro BENESSERE dobbiamo imparare a COMUNICARE
IN MODO EFFICACE, con gli altri, ma anche CON NOI STESSI.
Infatti , imparare a COMUNICARE con LE EMOZIONI migliora ENORMEMENTE la
probabilità di ENTRARE DENTRO, in sintonia profonda con il nostro interlocutore e MIGLIORARE le Relazioni nelle varie aree della nostra vita :famiglia di origine, famiglia acquisita, ma anche nelle nostre relazioni sentimentali e sessuali, nelle relazioni con gli
amici, in ambito lavorativo, in quell’ area che viene detta immagine esterna del SE.
E ci permette di non mettere più in atto i vecchi schemi comunicativi e comportamentali
che spesso ci hanno portato DOLORE E SOFFERENZA nella nostra vita RELAZIONALE.
IMPARARE A COMUNICARE IN MODO EFFICACE DAL PUNTO DI VISTA EMOTIVO
PUO’ MIGLIORARE MOLTO LA QUALITA’ DELLA NOSTRA VITA RELAZIONALE E DI
CONSEGUENZA AUMENTARE IL NOSTRO SENSO DI BENESSERE.
MA COSA VUOL DIRE COMUNICARE IN MODO EFFICACE?
VUOL DIRE TRASMETTERE UN MESSAGGIO IN MODO CHIARO DETTAGLIATO,
LOGICAMENTE COMPRENSIBILE?
Apparentemente sembrerebbe di si o almeno ci hanno insegnato questo….in realtà NON
E COSI’.
Questo tipo di comunicazione viene detta informativa e può essere utile in certi ambiti
dove è importante una gestione logica ma la comunicazione informativa – logica sottende
alla parte fallimentare di noi stessi.
ES. Roberta, mi piaci molto, perché non esci con me domani sera, ti porterò in un locale
bellissimo
Questa comunicazione si tradurrà in un fallimento.
Probabile risposta ( se non avviene il coinvolgimento emotivo). Mi spiace domani ho un
impegno importante..devo spazzolare il gatto, pettinare le bambole.
Questo perché non ho messo in atto un tipo di comunicazione che non ha suscitato
nessun coinvolgimento emotivo in Roberta.


2) esigenze logiche/ esigenze emotive
Infatti l’essere umano non ha solo esigenze di appagamento logico, anzi direi che queste
esigenze sono quelle minoritarie, ma ha soprattutto esigenze di appagamento emotivo.
Infatti spesso a livello logico cerchiamo nelle relazioni tranquillità, benessere, stima e
considerazione, queste cose non appagano quelle che sono le esigenze della parte
emotiva dell’essere umano, ..che vive e si nutre di tensione emotiva, e siccome questa
parte non riconosce il bene dal male il piacere dalla sofferenza può succedere che allo
scopo di procurarci tensioni emozionali ci tenga legati a situazioni logicamente sgradite.
In prima istanza se non si impara a dialogare con esso ,che ha un linguaggio diverso da
quello logico – informativo che ci hanno insegnato a scuola, ci porterà a rivivere, per
coazione a ripetere (freudiana) le emozioni che più hanno lasciato il segno, che hanno
lasciato traccia nell’infanzia.
E le emozioni che più hanno lasciato il segno sono quelle che l’istanza logia ha giudicato
negativamente in quanto fonti di sofferenza, di turbamento, di disagio. Perché, attenzione,
può essere duro accettarlo, ma l’inconscio non distingue il bene dal male, il piacere dalla
sofferenza , lo diceva pure San Paolo: signore perché mi trovo a fare il male quando vorrei
fare il bene?
I genitori devono essere amati e rispettati ma è inevitabile che durante il percorso
educativo abbiano dovuto porre in essere dei modelli di comunicazione manipolativi e
coercitivi per ottenere il nostro consenso.
Da adulti il nostro “Io Bambino” ci farà coinvolgere con persone che adotteranno analoghi
modelli comportamentali.
1a) abbandono - tradimento
Se da bambino ho vissuto il senso dell’abbandono perché, anche senza volerlo, mia
mamma, quando sentivo il bisogno che mi venisse vicino era impegnata a fare altro.
Oppure, in questo caso volontariamente ma inconsapevolmente, quando mi diceva,
ricattandomi emotivamente : se fai i capricci ti lascio all’uomo nero, oppure avrei voluto
giocare con il papà ma lui era nervoso, perché magari aveva problemi di lavoro , o aveva
litigato con la mamma o l’amante l’aveva lasciato e non mi guardava nemmeno.
Da adulto a livello logico ricercherò persone presenti ed affidabili, ma a livello analogico
tenderò a coinvolgermi, soffrendo e lamentandomi, perché la parte logica è specializzata
nel lamento, con persone che mi terranno sulle spine, che saranno poco affidabili, che mi
porteranno a pensare oggi c’è, domani chissà?
Analogamente se avrò vissuto il senso del tradimento da parte di un adulto significativo
della mia infanzia mi innamorerò sempre soffrendo e lamentandomi, di persone che mi
faranno vivere il senso del tradimento.
E così può succedere che l’uomo maturo, affermato e di successo diventi succube di una
ragazza capricciosa che lo prende in giro e magari va anche con altri uomini, oppure la
donna manager autorevole e severa perda la testa per un fallito, dai modi un po
trasgressivi che la sfrutta.
L’amore e le passioni turbolente non hanno nulla a che fare con la razionalità e sono
governate da un IO BAMBINO sofferente per accadimenti avvenuti all’interno della
famiglia di origine.
2b) disistima
Se ho vissuto la disistima perché il papà o la mamma mi facevano sentire un incapace, un
buono a nulla, mi dicevano che non valevo nulla resterò legato ad un lavoro dove il capo
mi farà sentire un deficiente un giorno si ed un giorno no e troverò motivazioni logiche per
non cambiare questo lavoro (es. il mercato del lavoro è molto duro al giorno d’oggi è
difficile cambiare lavoro).
3c) persecutoria – senso di colpa
Se da bambino ho vissuto il senso di colpa e non esprimevo quelle che erano le mie
esigenze oppure omettevo delle azioni o ne facevo altre che non desideravo fare, per un
inconscio timore di far del male al papà od alla mamma, da adulto, se non imparo a
dialogare con la mia sfera emotiva sarò attanagliato e resterò coinvolto in situazioni che mi
faranno vivere forti sensi di colpa.
Meccanismo della COAZIONE A RIPETERE (metafora della stampante)
Vediamo più in dettaglio come si formano i disturbi relazionali emotivi.
Facciamo una metafora tratta dall’informatica che è oggi accessibile a tutti.
Supponiamo di voler stampare un documento.
Affinché questo avvenga è necessario un’interazione tra il computer e la stampante.
Ora, supponiamo che io lanci la stampa in concomitanza dell’inizio di un temporale.
La stampante inizia il suo lavoro ma dopo un po’ il temporale causa un black out elettrico
(un trauma per la stampante) che interrompe la procedura di stampa.
Quando terminato il temporale la corrente ritorna cerco di far ripartire la stampa, ma la macchina si rifiuta e mi segnala “carta inceppata”.
Controllo ma non trovo traccia di inceppamento reale.
Il temporale è finito, il PC funziona eccetto che nell’interazione con la stampante che ha
conservato traccia dell’interruzione della corrente e la trasmette nel linguaggio che conosce: “carta inceppata”.
Non dirà “non posso proseguire la stampa perché l’interruzione di corrente mi ha segnata,
mi è rimasta in memoria e mi blocca”.
E’ chiaro che il computer continuerà ad inviare il comando “stampa” ma questa continuerà
ad essere bloccata e continuerà a comunicarlo con il suo linguaggio.
Si manifesta una sorta di coazione a ripetere della stampante.
Una falsa informazione la paralizza, e la paralisi durerà fintanto che non si interverrà
“elaborando”, resettando quell’ evento traumatico dalla sua memoria.
Lo stesso succede agli esseri umani.
Quando uno o più turbamenti segnano l’inconscio questi si paralizza e mette in atto dei
comportamenti “sbagliati” che fanno soffrire la parte logica che comunica questo disagio
nel linguaggio che conosce e che spesso non è collegato con l’evento traumatico in se.
Le coazioni possono causare disagi diversi anche di tipo psicosomatico o sessuale, ad esempio una donna potrebbe avere la coazione di non lasciarsi penetrare.


E così può succedere che l’uomo maturo, affermato e di successo diventi succube di una ragazza capricciosa che lo prende in giro e magari va anche con altri uomini, oppure la donna manager autorevole e severa perda la testa per un fallito, dai modi un pò trasgressivi che la sfrutta.
E queste persone si rendono conto che si tratta di un rapporto in cui vengono utilizzate,
ma nonostante questo non riescono a venirne fuori.
Per quale motivo succede questo?
Per il semplice fatto che queste relazioni danno, comunque un appagamento emotivo.
L’aspetto emotivo dell’essere umano può essere paragonato ad un cane da guardia, se io
tengo alla fame questo cane perché non capisco quelle che sono le sue esigenze, non gli
do quindi la polpetta buona, questo cane per non morire di fame si mangerà la polpetta
avvelenata del primo cane che passa, morirà magari avvelenato o rimarrà intossicato ma
non morirà di fame. E può anche succedere che per vivere delle tensioni emotive inizi a
vivere delle forti gelosie magari oggettivamente infondate, ma soggettivamente reali.
E può anche succedere che per vivere delle tensioni emotive inizi a vivere delle forti
gelosie magari oggettivamente infondate, ma soggettivamente reali.
Se sono ipnotizzato, suggestionato, dall’idea del tradimento per cui vivrò una gelosia
fortissima e tenderò a vedere in tutte le cose che succedono dei segnali del tradimento di
mia moglie: telefonano, rispondo, dall’altra parte chiudono: è l’amante che ha sentito la
mia voce ed ha messo giù, telefona un’amica di mia moglie: è una troia, disgraziata,
ruffiana che dice a mia moglie dove incontrarsi con l’amante.

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