giovedì 28 giugno 2012

Comunicazione emotiva per migliorare le relazioni




La  Comunicazione emotiva per migliorare le relazioni è intesa in senso olistico, comprendente anche i tratti non verbali e simbolici della comunicazione, questo tipo di comunicazione viene
definito COMUNICAZIONE EMOTIVA.
Attraverso la comunicazione possiamo modificare la realtà percepita.
E' uno degli ingredienti della ricetta della felicità.
Un assioma fondamentale della comunicazione elaborato da Waztlavich della famosa scuola Californiana di PALO ALTO afferma che NON SI Può NON COMUNICARE (anche chi volontariamente sceglie di non comunicare.. sta comunicando.. comunica di non volere comunicare), per cui diventa di vitale importanza imparare a FARLO BENE per la nostra vita relazionale, e quindi per il nostro BENESSERE dobbiamo imparare a COMUNICARE
IN MODO EFFICACE, con gli altri, ma anche CON NOI STESSI.
Infatti , imparare a COMUNICARE con LE EMOZIONI migliora ENORMEMENTE la
probabilità di ENTRARE DENTRO, in sintonia profonda con il nostro interlocutore e MIGLIORARE le Relazioni nelle varie aree della nostra vita :famiglia di origine, famiglia acquisita, ma anche nelle nostre relazioni sentimentali e sessuali, nelle relazioni con gli
amici, in ambito lavorativo, in quell’ area che viene detta immagine esterna del SE.
E ci permette di non mettere più in atto i vecchi schemi comunicativi e comportamentali
che spesso ci hanno portato DOLORE E SOFFERENZA nella nostra vita RELAZIONALE.
IMPARARE A COMUNICARE IN MODO EFFICACE DAL PUNTO DI VISTA EMOTIVO
PUO’ MIGLIORARE MOLTO LA QUALITA’ DELLA NOSTRA VITA RELAZIONALE E DI
CONSEGUENZA AUMENTARE IL NOSTRO SENSO DI BENESSERE.
MA COSA VUOL DIRE COMUNICARE IN MODO EFFICACE?
VUOL DIRE TRASMETTERE UN MESSAGGIO IN MODO CHIARO DETTAGLIATO,
LOGICAMENTE COMPRENSIBILE?
Apparentemente sembrerebbe di si o almeno ci hanno insegnato questo….in realtà NON
E COSI’.
Questo tipo di comunicazione viene detta informativa e può essere utile in certi ambiti
dove è importante una gestione logica ma la comunicazione informativa – logica sottende
alla parte fallimentare di noi stessi.
ES. Roberta, mi piaci molto, perché non esci con me domani sera, ti porterò in un locale
bellissimo
Questa comunicazione si tradurrà in un fallimento.
Probabile risposta ( se non avviene il coinvolgimento emotivo). Mi spiace domani ho un
impegno importante..devo spazzolare il gatto, pettinare le bambole.
Questo perché non ho messo in atto un tipo di comunicazione che non ha suscitato
nessun coinvolgimento emotivo in Roberta.


2) esigenze logiche/ esigenze emotive
Infatti l’essere umano non ha solo esigenze di appagamento logico, anzi direi che queste
esigenze sono quelle minoritarie, ma ha soprattutto esigenze di appagamento emotivo.
Infatti spesso a livello logico cerchiamo nelle relazioni tranquillità, benessere, stima e
considerazione, queste cose non appagano quelle che sono le esigenze della parte
emotiva dell’essere umano, ..che vive e si nutre di tensione emotiva, e siccome questa
parte non riconosce il bene dal male il piacere dalla sofferenza può succedere che allo
scopo di procurarci tensioni emozionali ci tenga legati a situazioni logicamente sgradite.
In prima istanza se non si impara a dialogare con esso ,che ha un linguaggio diverso da
quello logico – informativo che ci hanno insegnato a scuola, ci porterà a rivivere, per
coazione a ripetere (freudiana) le emozioni che più hanno lasciato il segno, che hanno
lasciato traccia nell’infanzia.
E le emozioni che più hanno lasciato il segno sono quelle che l’istanza logia ha giudicato
negativamente in quanto fonti di sofferenza, di turbamento, di disagio. Perché, attenzione,
può essere duro accettarlo, ma l’inconscio non distingue il bene dal male, il piacere dalla
sofferenza , lo diceva pure San Paolo: signore perché mi trovo a fare il male quando vorrei
fare il bene?
I genitori devono essere amati e rispettati ma è inevitabile che durante il percorso
educativo abbiano dovuto porre in essere dei modelli di comunicazione manipolativi e
coercitivi per ottenere il nostro consenso.
Da adulti il nostro “Io Bambino” ci farà coinvolgere con persone che adotteranno analoghi
modelli comportamentali.
1a) abbandono - tradimento
Se da bambino ho vissuto il senso dell’abbandono perché, anche senza volerlo, mia
mamma, quando sentivo il bisogno che mi venisse vicino era impegnata a fare altro.
Oppure, in questo caso volontariamente ma inconsapevolmente, quando mi diceva,
ricattandomi emotivamente : se fai i capricci ti lascio all’uomo nero, oppure avrei voluto
giocare con il papà ma lui era nervoso, perché magari aveva problemi di lavoro , o aveva
litigato con la mamma o l’amante l’aveva lasciato e non mi guardava nemmeno.
Da adulto a livello logico ricercherò persone presenti ed affidabili, ma a livello analogico
tenderò a coinvolgermi, soffrendo e lamentandomi, perché la parte logica è specializzata
nel lamento, con persone che mi terranno sulle spine, che saranno poco affidabili, che mi
porteranno a pensare oggi c’è, domani chissà?
Analogamente se avrò vissuto il senso del tradimento da parte di un adulto significativo
della mia infanzia mi innamorerò sempre soffrendo e lamentandomi, di persone che mi
faranno vivere il senso del tradimento.
E così può succedere che l’uomo maturo, affermato e di successo diventi succube di una
ragazza capricciosa che lo prende in giro e magari va anche con altri uomini, oppure la
donna manager autorevole e severa perda la testa per un fallito, dai modi un po
trasgressivi che la sfrutta.
L’amore e le passioni turbolente non hanno nulla a che fare con la razionalità e sono
governate da un IO BAMBINO sofferente per accadimenti avvenuti all’interno della
famiglia di origine.
2b) disistima
Se ho vissuto la disistima perché il papà o la mamma mi facevano sentire un incapace, un
buono a nulla, mi dicevano che non valevo nulla resterò legato ad un lavoro dove il capo
mi farà sentire un deficiente un giorno si ed un giorno no e troverò motivazioni logiche per
non cambiare questo lavoro (es. il mercato del lavoro è molto duro al giorno d’oggi è
difficile cambiare lavoro).
3c) persecutoria – senso di colpa
Se da bambino ho vissuto il senso di colpa e non esprimevo quelle che erano le mie
esigenze oppure omettevo delle azioni o ne facevo altre che non desideravo fare, per un
inconscio timore di far del male al papà od alla mamma, da adulto, se non imparo a
dialogare con la mia sfera emotiva sarò attanagliato e resterò coinvolto in situazioni che mi
faranno vivere forti sensi di colpa.
Meccanismo della COAZIONE A RIPETERE (metafora della stampante)
Vediamo più in dettaglio come si formano i disturbi relazionali emotivi.
Facciamo una metafora tratta dall’informatica che è oggi accessibile a tutti.
Supponiamo di voler stampare un documento.
Affinché questo avvenga è necessario un’interazione tra il computer e la stampante.
Ora, supponiamo che io lanci la stampa in concomitanza dell’inizio di un temporale.
La stampante inizia il suo lavoro ma dopo un po’ il temporale causa un black out elettrico
(un trauma per la stampante) che interrompe la procedura di stampa.
Quando terminato il temporale la corrente ritorna cerco di far ripartire la stampa, ma la macchina si rifiuta e mi segnala “carta inceppata”.
Controllo ma non trovo traccia di inceppamento reale.
Il temporale è finito, il PC funziona eccetto che nell’interazione con la stampante che ha
conservato traccia dell’interruzione della corrente e la trasmette nel linguaggio che conosce: “carta inceppata”.
Non dirà “non posso proseguire la stampa perché l’interruzione di corrente mi ha segnata,
mi è rimasta in memoria e mi blocca”.
E’ chiaro che il computer continuerà ad inviare il comando “stampa” ma questa continuerà
ad essere bloccata e continuerà a comunicarlo con il suo linguaggio.
Si manifesta una sorta di coazione a ripetere della stampante.
Una falsa informazione la paralizza, e la paralisi durerà fintanto che non si interverrà
“elaborando”, resettando quell’ evento traumatico dalla sua memoria.
Lo stesso succede agli esseri umani.
Quando uno o più turbamenti segnano l’inconscio questi si paralizza e mette in atto dei
comportamenti “sbagliati” che fanno soffrire la parte logica che comunica questo disagio
nel linguaggio che conosce e che spesso non è collegato con l’evento traumatico in se.
Le coazioni possono causare disagi diversi anche di tipo psicosomatico o sessuale, ad esempio una donna potrebbe avere la coazione di non lasciarsi penetrare.


E così può succedere che l’uomo maturo, affermato e di successo diventi succube di una ragazza capricciosa che lo prende in giro e magari va anche con altri uomini, oppure la donna manager autorevole e severa perda la testa per un fallito, dai modi un pò trasgressivi che la sfrutta.
E queste persone si rendono conto che si tratta di un rapporto in cui vengono utilizzate,
ma nonostante questo non riescono a venirne fuori.
Per quale motivo succede questo?
Per il semplice fatto che queste relazioni danno, comunque un appagamento emotivo.
L’aspetto emotivo dell’essere umano può essere paragonato ad un cane da guardia, se io
tengo alla fame questo cane perché non capisco quelle che sono le sue esigenze, non gli
do quindi la polpetta buona, questo cane per non morire di fame si mangerà la polpetta
avvelenata del primo cane che passa, morirà magari avvelenato o rimarrà intossicato ma
non morirà di fame. E può anche succedere che per vivere delle tensioni emotive inizi a
vivere delle forti gelosie magari oggettivamente infondate, ma soggettivamente reali.
E può anche succedere che per vivere delle tensioni emotive inizi a vivere delle forti
gelosie magari oggettivamente infondate, ma soggettivamente reali.
Se sono ipnotizzato, suggestionato, dall’idea del tradimento per cui vivrò una gelosia
fortissima e tenderò a vedere in tutte le cose che succedono dei segnali del tradimento di
mia moglie: telefonano, rispondo, dall’altra parte chiudono: è l’amante che ha sentito la
mia voce ed ha messo giù, telefona un’amica di mia moglie: è una troia, disgraziata,
ruffiana che dice a mia moglie dove incontrarsi con l’amante.

mercoledì 27 giugno 2012

Superare i blocchi emotivi per vivere meglio







Dobbiamo superare i blocchi emotivi per vivere meglio la passione, l'amore, l'approccio con l'altro sesso.
Vi sono spesso blocchi emotivi; risolvere qualcosa non è cambiare la persona, affichè veramente si
risolva un problema bisogna fare un cambiamento interiore. 


Abbiamo un io con cui siamo identificati. L’ego è essenziale e prima di perfezionare il "budda" bisogna
perfezionare l’ego. Il problema è che se
abbiamo un’area EMOTIVA  piena di spazzatura questa impedisce di arrivare alla nostra essenza, a noi
stessi, 
 Il problema è che noi non accettiamo le nostre emozioni  perché le consideriamo pericolose, invece dobbiamo vederle senza paura,  occorre vedere le trappole per realizzarle in forma metaforica e liberarcene.
  L’emulazione genitoriale  è vedere tramite i desideri e gli occhi del padre o della madre, per es:
se il padre ti rifiuta ,  scelgo un uomo che assomiglia al padre o una donna che assomiglia alla madre (nel caso del rifiuto materno)perché tengo un "contratto" con mamma o papà e amerò solo lui/lei.


Studiando gli alberi genealogici si vede che molti incidenti si ripetono e se i genitori ci buttano addosso i loro fantasmi non siamo noi stessi.
L’inconscio individuale è legato all’inconscio collettivo. L’albero genealogico ti spiega perché c’è un problema e ti consente di staccarti dal problema, se vedi solamente senza sapere perché non te ne
stacchi.


Dobbiamo seppellire le nostre autodefinizioni: la finalità che sentiamo d’istinto nella vita è esattamente ciò a cui il nostro albero genealogico si oppone, i suoi drammi cascano sul nome, ridiamoci un nome se serve, siamo padre e madre a noi stessi e rinominiamoci.
Poiché spesso  ci programmiamo per il dolore e la sconfitta dobbiamo realizzarle in un atto per liberarcene, per liberarcene la pulsione deve realizzarsi almeno metaforicamente
Quello che non abbiamo ottenuto da bambini non lo otterremo mai. Perciò bisogna tramite metafora farla
finita con questi vecchi ed inutili turbamenti.

martedì 26 giugno 2012

Estate: sedurre con i muscoli pettorali




L'estate è la stagione giusta per sedurre con i pettorali e con le braccia (oltre che sedurre con le gambe).
Vediamo come prepararsi fisicamente per allenare e sviluppare i pettorali
Gran pettorale:
• Origine: superficie anteriore della clavicola, superficie anteriore cartilagini costali
(Coste 1-6) e parte contigua dello sterno.
• Inserzione: parte anteriore dell’omero
• Funzione: adduzione del braccio, intrarotazione del braccio (è inserito
anteriormente sull’omero, anteposizione del braccio
o Parte superiore (clavicolare): solleva il braccio (panca inclinata)
o Parte media
o Parte addominale: abbassa il braccio (croci ai cavi)
Piccolo pettorale:
• Origine: faccia anteriore Coste3-5
• Inserzione: processo coracoideo della spalla
• Funzione: avvicina la spalla alla gabbia toracica
Esercizi per i pettorali
Fondamentali:
• Distensioni panca piana: parte sterno costale. L’impugnatura dev’essere tale da
consentire l’avambraccio perpendicolare al braccio quando questo è in linea col torace.
Preferibile impugnatura con i pollici in avanti. Carico sollevabile: medio.
• Distensioni panca inclinata: parte clavicolare. Braccia perpendicolari al terreno ma non
al torace. Interessato anche il deltoide anteriore. Carico sollevabile: minore.
• Distensioni panca declinata: parte addominale. Carico sollevabile: alto.
• Distensioni con manubri: non consentire l’extrarotazione del braccio durante la
distensione perché i pettorali sono intraruotatori.
• Multipower (bilanciere guidato) si può fare con la panca nelle tre posizioni.
• Chest press
• Peck deck
• Parallele: coinvolge la parte addominale del gran pettorale se il busto è inclinato in
avanti (le gambe si incrociano naturalmente) con il busto indietro si lavorano il
tricipite brachiale ed il deltoide anteriore.
• Easy power: uguale alla parallele per chi non riesce a sollevare il proprio peso.
Complementari:
• Croci su panca (3 posizioni). Isola il gran pettorale, non lavora il tricipite ma il
deltoide si. Per evitare sovraccarichi al gomito le braccia solo leggermente flesse
(linea polso-spalla alla fine della fase eccentrica. Per sollecitare maggiormente il
gran pettorale al termine della fase concentrica si può intraruotare il polso. Non
ha senso incrociare le braccia perché oltre la metà non agisce più il pettorale ma il
deltoide. Ha senso farlo ai cavi.
• Cavi incrociati: sono consigliabili a livello rieducativo. Devono essere usati solo
elastici e esercizi propriocettivi per la riabilitazione della spalla. I manubri in fase
di riabilitazione sono dannosi.
• Pectoral machine: simile ai cavi ma in forma guidata. Stressa molto l’omero. Le
braccia vanno distese non flesse, le mani non impugnano nulla e alla fine della fase
concentrica si intraruotano le braccia.

lunedì 25 giugno 2012

Non ti amo più: quali sono i segnali che ci fanno capire che saremo presto lasciati?






Non ti amo più: quali sono i segnali non verbali che ci fanno capire che saremo presto lasciati?


1. Sfregamento del naso da parte del dito indice con movimento
orizzontale.


2. Sfregamento del naso da parte del dito indice con movimento verticale.
Il movimento viene eseguito dal basso in alto, a "stappare" le narici come se il soggetto volesse "prendere fiato"


3. Oscillare con il corpo all'indietro ogni volta che entriamo in zona prossemica personale (circa 1 metro di distanza)


4. Spostamento di oggetti lontano da sé.
Lo spostamento riguarda piccoli oggetti occasionalmente vicini, generalmente posti sul tavolo o sulla scrivania.  Se l'oggetto era stato toccato qualche istante prima dall'operatore, allora è questi ad essere registrato, al momento, come negativo.




5. Deglutizione della saliva ogni volta che entriamo nel campo visivo della persona.


6. Atto dello "spolverare" o "spazzare via" qualcosa da una superficie.


5. Atto del ripulirsi o spolverarsi.
Siamo  simbolicamente scartati, rifiutati.


6. Raschiamento della gola.
Il raschiamento rappresenta un tentativo di espellere
simbolicamente, allontanare un argomento, un gesto, un segno, una parola, un fatto, un evento, una persona.
7. Chiusura di braccia o gambe 


Tipico atteggiamento di chiusura del soggetto. Tale postura indica una chiusura nei nostri confronti 
La chiusura nasce da una natura di rapporto mal impostata  (occorre cambiare atteggiamento in funzione della
tipologia del cliente).


8. Variazione della postura del corpo all'indietro.
Spesso ciò avviene effettuando piccoli passi all'indietro, con
allontanamento dall'operatore. Significato come sopra.


9. Variazione della postura del tronco all'indietro.
Ciò avviene normalmente quando il soggetto si trova seduto, per cui lo spostamento può avvenire solo con una parte del corpo.


Poiché tutti gli individui necessitano di energia emotiva  in rapporto alle esigenze quantitative della sfera emotiva, il soggetto si pone
competitivamente se ha ricevuto un servizio analogico inferiore o superiore alle proprie esigenze e quindi risulta per lui penalizzante
compiere l'atto richiesto. Così facendo egli sollecita la fonte di stimolazione a fornire l'esatta quantità emotività.


domenica 24 giugno 2012

Come gestire la sofferenza emotiva per amore






Come gestire la sofferenza emotiva per amore?
Cos'è la chiave emotiva per il successo in amore?
Conoscere l’emotività per la sofferenza” è una frase che risuona come un aneddoto di prudente saggezza ma oggi, nella vita quotidiana, come si può evitare la sofferenza, soprattutto la sofferenza per amore?
Come si può cedere alle emozioni ed all'amore  senza aver paura di soffrire? E poi, come si fa a “conoscere” l’emotività?
Il nostro mondo emotivo e il nostro sistema dinamico, ha delle chiavi emotive che svelano tutto di noi, nel passato, nel presente e nelle predisposizioni future.
Ma come funziona la nostra emotività? Perché spesso è la sofferenza a fare da padrona nella nostra vita, soprattutto nella sfera dell'amore?
La parte emotiva è attiva, viva, capace di agire e reagire in base alle libertà o costrizioni che la parte razionale gli impone.
Rappresentabile come un silos, dotato di un indice di tolleranza, in esso vengono registrate e memorizzate
tutte le esperienze da noi vissute, ed in particolare tutte le emozioni legate a tali vicende: quelle del piacere che, purtroppo, dopo un po’ evaporano, e quelle caratterizzate dalla sofferenza che, al contrario, si cristallizzano sino a formare uno spessore che pian piano raggiunge la soglia della tolleranza.
Il piacere e la sofferenza sono le emozioni base del nostro percorso esistenziale e rappresentano l’unico
nutrimento per la sfera emotiva.
Se riusciamo ad alimentarci quotidianamente di piaceri ed emozioni positive la sfera emotiva  non potrà che darci equilibrio e piacere.
Se per qualsiasi motivo, per qualunque impedimento o blocco emozionale, non siamo in grado di nutrirci di soddisfazioni e appagamenti, il nostro inconscio, che comunque dovrà alimentarsi, ci spingerà verso la sofferenza.
Ma da dove si traggono i piaceri? E le sofferenze?
le emozioni derivano dal lavoro, dal tipo di rapporto che si instaura con i propri genitori, con la propria
famiglia, con gli amici, dalla sfera sessuale e affettiva, dagli hobby, dal rapporto che abbiamo con noi stessi.
Più l’interscambio con ognuno di questi elementi è sintonico ed in equilibrio più il silos del nostro inconscio si nutre di piaceri; viceversa anche quando con uno solo di questi elementi si crei distonia ciò genera turbamento e, di conseguenza, sofferenza.
Quando la tensione cristallizzata supera l’indice di tolleranza del nostro silos, la sofferenza, soprattutto quella in amore sarà in agguato.
Come fare a comunicare con il nostro la nostra sfera emotiva? Come fare per comprendere il suo stato di
benessere o di malessere?
La parte emotiva ha una chiave d’accesso caratteristica di ogni individuo;
Ogni chiave fa parte di una tipologia specifica, ha un proprio codice emotivo ma al di là di ogni classificazione, la descrizione di ogni chiave è puntuale, precisa e corrispondente alla realtà.
Le differenze si possono cogliere nella diversità di genere sessuale, nella particolare combinazione di
esperienze personali e di fattori ambientali ed è sorprendente come l’autore, in una vasta gamma di sfumature, riesca a cogliere la tipicità del soggetto nel suo vissuto quotidiano.

venerdì 22 giugno 2012

Il linguaggio dei comportamenti umani






Il linguaggio dei comportamenti umani non è logico razionale ma analogico emozionale.
Si tratta essenzialmente di un linguaggio emotivo non verbale molto utile per impostare le tattiche di seduzione per coinvolgere e sedurre.


La Psicolinguistica è lo studio scientifico del "linguaggio dei comportamenti", delle relazioni esistenti tra alcuni aspetti dei messaggi verbali
e le caratteristiche culturali degli individui.
I livelli fondamentali di applicazione sono tre :
􀃖 Livello individuale: Studio dei processi di elaborazione mentale delle informazioni 
A questo livello la psicolinguistica si identifica con la PNL: L’interesse è rivolto al livello analogico della comunicazione, che comprende particolari aspetti del
linguaggio non verbale: i cambiamenti della postura, nella respirazione, nel tono di voce, nella
muscolatura facciale e, soprattutto, i movimenti degli occhi.
Mentre si comunica qualcosa verbalmente, la fisiologia analogica accompagna sempre l’espressione
dei contenuti lasciando trapelare molte informazioni.
Questi messaggi sono relativi non tanto al “ cosa” si pensa, ma piuttosto a “come” si pensa: per
mezzo di quali strategie interne e inconsce si costruiscono il pensiero e l’attività della persona, attraverso quali canali neurologici ( quindi con
precisi riferimenti fisici) si organizza l’esperienza.
􀃖 Livello di gruppo: Studio delle regole di comportamento, del sistema di valori, miti, riti e credenze che si formano all'interno di ogni gruppo.
􀃖 Livello della comunicazione di massa : Insieme di tecniche volte a diffondere una certa idea di un prodotto, "posizionandolo" nella mente dei consumatori.
Mutatis mutandis gli stessi concetti possono essere efficacemente applicati alle relazioni umane ed alla seduzione.






La Psicolinguistica non prende in considerazione esclusivamente il linguaggio verbale, ma si interessa di tutti i messaggi che provengono dalla
realtà circostante e che coinvolgono tutti e cinque i nostri sensi: vista, udito, tatto, olfatto, gusto. Il suo obiettivo è di scoprire i meccanismi che regolano la
nostra percezione della realtà, da quali fattori è influenzata e a quali deformazioni spesso è soggetta.



Le strategie interne hanno una relazione con i tre canali sensoriali (o sistemi di riferimento) visivo,
uditivo e cenestetico, attraverso i quali avviene il contatto con l’esterno (sia in input - informazione
che in output - espressione).
Uno studio sulle strategie interne può dunque avvenire proprio sulla base della loro relazione con i canali sensoriali cui si riferiscono e, in particolare, prestando attenzione ai “predicati” che l’interlocutore
utilizza e ai “segnali di accesso.”
Attraverso la scelta dei predicati da utilizzare, infatti, il soggetto dice ( letteralmente) a quale dei tre
sistemi rappresentazionali sta facendo riferimento e quindi in che modo sta organizzando l’esperienza
in atto.
“Le parole che impieghiamo per rappresentare la nostra esperienza  sono l’esatta conversione del
modo in cui ci rappresentiamo la nostra esperienza.”



il cervello di ognuno di noi è composto di due emisferi che svolgono funzioni differenti: il sinistro è responsabile di tutte le operazioni che coinvolgono il
linguaggio e il ragionamento, mentre il destro è strettamente collegato alle emozioni,   all'immaginazione e all'istinto.
Si può immaginare che ogni messaggio che riceviamo sia sottoposto ad una lettura differente da parte dei due emisferi: il sinistro ne effettua una lettura logica ed analitica, che consiste nello scomporre e nell'analizzare attentamente l'informazione; quello destro invece opera una lettura emotiva e
complessiva del messaggio, percependolo nella sua globalità.


Ciascuno dei due emisferi è caratterizzato non solo da modalità percettive diverse, ma anche da funzioni specifiche che svolge nell'orientare le nostre
scelte e i nostri comportamenti. In particolare, è stato dimostrato che l'emisfero destro influenza la formazione delle scelte addirittura nella
misura del 70%.


"Takete" e "Maluma". Quale di queste due parole vi fa pensare a una figura spigolosa e quale invece a una curvilinea? Il 98% delle persone a cui si
porrà questa domanda assocerà spontaneamente Takete a una figura spigolosa,
mentre Maluma a una figura dalle linee arrotondate.
Tra due palloni che si chiamano "Mil” e "Mal", quale pensate che sia più grande? Anche in questo caso, tutti, o quasi, risponderanno Mal.
Si tratta di associazioni del tutto automatiche e a prima vista immotivate.


I due esempi sopra riportati rappresentano due casi di "automatismo analogico". Spieghiamo meglio di cosa si tratta.
Se Stiamo un dentifricio delicato con le gengive. Dopo aver identificato il ripiano che ci interessa, siamo sommersi dall'enorme quantità di proposte. A
questo punto si impone la necessità di una scelta. Scorriamo velocemente i nomi dei prodotti nello scaffale: MURDON, SKIRIK, OMOLOM e BOLATIS.
 molto probabilmente, infatti, decideremo di acquistare il dentifricio OMOLOM.
 Se invece avessimo cercato un dentifricio "aggressivo contro il tartaro", la nostra scelta sarebbe SKIRIK.


Facciamo ancora qualche esempio:
 la vocale più profumata è la E 􀂬 Per il 74%, la più maleodorante è la U
D. Chi è più luminoso tra TING e TUNG?
R. Il 91% ha risposto TING.
D. Alla parola LERDAM si associa un cattivo o un buon sapore?
D. SVIMEZ è più vicino a costruire o a tagliare?
R. Per il 95% a tagliare.


Come dimostra l'esempio del dentifricio, la conoscenza degli automatismi analogici è fondamentale per comprendere le dinamiche dei fenomeni legati al marketing.
La scelta di un prodotto avviene generalmente in non più di 3,5 secondi ed è fortemente influenzata dalla sua immagine, dal suo appeal fisico e verbale.


Se si utilizzano messaggi che ricalcano i modelli di rappresentazione del consumatore e soddisfano le sue attese, si costruisce una comunicazione capace di attivare l'automatismo, di distogliere da valutazioni razionali e spingere ad un acquisto emotivo, d'impulso.







mercoledì 20 giugno 2012

Comunicazione persuasiva e comunicazione emotiva








La Comunicazione persuasiva e comunicazione emotiva hanno l'obiettivo di ottenere un consenso sia in ambito lavorativo sia nella vendita sia nelle relazioni personali e nei rapporti sentimentali sia per coinvolgere con la seduzione.
La comunicazione persuasiva è rappresentata essenzialmente
dalla pubblicità. 
Questo vale non soltanto nella vendita di un prodotto ma anche nella pubblicità di se stessi.
Stiamo parlando di persuasione quindi la pubblicità rileva in particolar modo.
Allorché un nuovo prodotto sta per uscire sul mercato, gli esperti
di comunicazione valutano la possibile tipologia di acquirente,
confrontano prodotti similari sul mercato e studiano la campagna
più adeguata.


Di per sé, la  comunicazione persuasiva  , priva di contenuti
emotivi, è sterile, improduttiva.
E' l'aggiunta delle emozioni che la rendono coinvolgente, quindi l'aggiunta della comunicazione emotiva, cioè comunicazione volta a produrre emozioni.
E' il connubio tra comunicazione persuasiva e comunicazione emotiva che produce coinvolgimento


Le relazioni umane sono un mercato, e noi siamo dei
prodotti.
Chi ci esprime un consenso ci acquista, chi ce lo nega non è
interessato al nostro articolo o a noi stessi.


E’ opportuno farsi notare negli ambienti di interesse, così com’è
opportuno che l’abbigliamento, la cura della persona, il saper
conversare amabilmente e con proprietà di argomenti, siano
elementi da non trascurare.
Talvolta è stressante operare in tal modo ma, se rimaniamo 
chiusi all’interno delle quattro mura  della nostra abitazione, nessuno saprà di noi.
Comunque sia, la comunicazione emotiva è l’arma più
efficace.
Gli stessi pubblicitari affermano che non è tanto importante
vendere la bistecca, quanto il sapore.
Con ciò fanno riferimento alla necessità di intravedere il giusto
canale emozionale per invogliare la gente ad acquistare.


Prima dovremmo cercare di valutare quali siano le reali esigenze emotive (non solo le esigenze logiche) di chi ci sta di fronte.


Allorché riusciamo a percepire i bisogni della persona, la
comunicazione persuasiva deve diventare un’arte.


Se intuiamo che l’oggetto di desiderio vive bisogni di natura sentimentale  , basterà pronunciare frasi accattivanti
sentimentalmente, in modo da farci riconoscere fonti di
stimolazione emotiva.
E' importantissimo anche definire quali siano i nostri obiettivi.
Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove andare.
Cerchiamo di focalizzare la nostra attenzione su ciò che
veramente desideriamo dalla vita.
Quindi, anche in base alla nostra età anagrafica, chiediamoci,
in modo onesto, se tale obiettivo è stato raggiunto.

Una volta individuato un preciso oggetto di desiderio in campo sentimentale o lavorativo, occorrerà entrarvi in relazione.
La cosa migliore sarebbe farsi introdurre da qualche comune
conoscenza, in quanto le persone sono meno diffidenti in tal
caso.
Purtroppo non sempre è possibile.
Spesso chi ci interessa non ha nessuna conoscenza in comune
con noi, come nel caso della bella ragazza che passa per strada
o dell’importante uomo d’affari che si trova in città per un
convegno e al quale vorremmo proporre le nostre idee o le
nostre capacità professionali.
La dote di coinvolgere persone sconosciute caratterizza i maestri
della persuasione dai comuni mortali.


Una volta conosciuta la persona di interesse, andrà sviluppato
un rapporto empatico positivo (R.E.P.).
In buona sostanza, si tratta di impartire delle stimolazioni
che hanno lo scopo di renderci simpatici e degni di stima, di
considerazione.
Obiettivo principale è il coinvolgimento della parte emotiva
ponendo attenzione a non inimicarci la sfera logica,
principale destinataria della fase di R.E.P., con atteggiamenti
inopportuni.



modello di innamoramento e di amore






In un modello di innamoramento e di amore  chi
ama non sente l'amore dell'altro bensì sente l'amore che
prova per l'altro. Di conseguenza l'altro, a sua volta, sente
per sè l'amore che prova ma non l'amore di chi lo ama.
Quando enunciato viene suffragato da un esempio di
innamoramento a carattere univoco, vale a dire quello
dell'amante respinto. L'innamorato non corrisposto lo è in
quanto l'amore che sente non è avvertito dall'altro.
Altresì si può verificare che un individuo possa far
innamorare in maniera subliminale la futura partner senza
esserne coinvolto, o per lo meno non più di quel tanto che
ha fatto scattare in lui l'interesse.
 Molto spesso le situazioni che ci riguardano da vicino, che ci coinvolgono, condizionano talmente il nostro modo di agire che non ci rendiamo conto del come agiamo e non attuiamo la gestione delle emozioni, diamo soltanto dei
contenuti e dei valori a ciò che facciamo quale motivazione
puramente razionale, senza prendere atto del fatto che ciò
che facciamo sia una conseguenza del coinvolgimento o dell'amore che stiamo vivendo.
Potremmo dire che l'amore offusca e condiziona la logica e la razionalità.






Dal momento che badiamo esclusivamente al
soddisfacimento primario delle nostre esigenze analogiche,
non ci preoccupiamo affatto delle conseguenze e delle
risultanti che ne possono scaturire. Ciò che ci coinvolge noi
lo avvertiamo sempre e, bene o male, lo denunciamo a
qualsiasi interlocutore ci si presenti, con espressioni,
verbalizzazioni o azioni. Molte volte l'individuo non si rende
conto degli stimoli che lo hanno portato a vivere l'innamoramento e l'amore e questo fa si che la persona abbia poi difficoltà a gestire positivamente il rapporto e la relazione affettiva e sentimentale.



 Accade quindi spesso che non si riesce a gestire l'emotività e questo fa si che non si riesce a gestire la relazione, quando si è coinvolti.
Bisogna quindo trovare un sistema, una tecnica che consenta di gestire al meglio la propria emotività, per essere felici in amore.








Il semplice ma efficace sistema dell'autocontrollo emozionale 
 porterà  verso una sicurezza consapevolmente conquistata, soprattutto quando questi si troverà a dover vincere i propri pudori e le proprie instabilità emotive.

martedì 19 giugno 2012

Percezione del mondo: La realtà inventata






La percezione del mondo è soggettiva, non oggettiva.
La percezione del mondo quindi è una  realtà inventata.
La mappa non è il territorio.


Potremmo pertanto affermare che la La Realtà è funzione dello Stato di Coscienza .


La Realtà è funzione dello Stato di Coscienza poiché qualunque tipo di valutazione della realtà è una interpretazione.


Lo stato di coscienza base — differente da persona a persona — viene definito come quella particolare
“configurazione gestaltica che tende a mantenersi relativamente stabile nel tempo” .
Gli stati di coscienza e quindi la percezione della realtà possono essere modificati usando tecniche specifiche.
Alcune forme  di meditazione hanno come scopo principale l’ampliamento dello stato di coscienza ordinario sino all’integrazione di stati di coscienza  che normalmente non ne fanno parte. 
Uno stato di coscienza è un sistema composto dalle seguenti variabili in interazione reciproca e
costante:
Pensieri-emozioni-fisiologia-comportamento.


 Se le fluttuazioni rientrano entrano un certo campo di stabilità lo stato di coscienza non subisce particolari alterazioni.
All’interno dello stato di veglia si verificano delle fluttuazioni: a volte siamo orientati verso la razionalità, altre volte verso la fantasticheria, a volte viviamo degli stati leggeri di trance. Applicando tecniche di meditazione  o di autoipnosi o vivendo stati di estrema euforia si verifica una sorta di salto quantistico. Il processo comporta la perdita della stabilità del sistema e la sua riorganizzazione verso un nuovo stato di coscienza, un nuovo ordine di equilibrio instabile.
Solo nella vita intrauterina l’individuo può veder soddisfatto ogni suo stato di necessità, di disequilibrio, di disagio; dopo, ogni desiderio esiste solo per essere rigenerato: per esempio, quando risolvo un problema, soddisfo un desiderio, mi
libero da un disagio, etc. posso stare tranquillo che molto presto si presenterà un altro problema o desiderio.


Normalmente si ritiene che occorra partire dal pensiero per influenzare il comportamento, perché, secondo l’accezione comune, dovrebbe venire prima il pensare e quindi l’agire. Tuttavia, in un sistema dinamico, interattivo e quindi a causalità circolare tale priorità non ha senso.


Si può tranquillamente partire dal comportamento, per variare il modo di pensare.
In ogni caso la è nostra particolare mappa del mondo, cioè ciò che crediamo essere vero a determinare le esperienze che andremo a vivere.


Un esempio tipico di questo fenomeno sono le profezie autoavverantisi.


l’individuo non riceve passivamente le informazioni dall’esterno ma le “costruisce” quindi “fa un controllo
accurato del feedback che esse gli trasmettono e ricerca prevalentemente quei feedback che pensa potranno confermare, anziché disconfermare le proprie concezioni del sé . In secondo luogo, elicita, mediante la messa in atto di specifici comportamenti, quelle reazioni dei partner di interazione che vanno a confermare la sua visione di sé . Infine, può ricordare solo i feedback di conferma e dimenticare, ignorare, distorcere o screditare quelli a disconferma della propria immagine di sé.” 
Dobbiamo quindi imparare per vivere bene a crearci delle convinzioni potenzianti