lunedì 21 maggio 2012

La filosofia dell'amore platonico







La filosofia dell'amore platonico sottende ad un amore che trascende la sessualità.
L’Amore platonico altro non è che un sentimento affettivo, senza conseguenze e sbocchi sessuali, che in qualche modo riesce a essere sublimato in altro modo. In questo tipo di relazione – prendiamo tale parola con le pinze, poiché l’amore platonico un poco fuoriesce dal concetto canonico di “relazione” 
L’Amore platonico è il modo con cui, comunemente, si definisce una forma di amore sublimata, che esclude la dimensione sessuale e passionale. Un amore non carnale, casto, scevro da passioni fisiche, da condizionamenti psicologici o sociali, al di fuori della forma, del tempo e dello spazio. È l’amore che si genera per un altro essere come noi, per un partner, per un figlio, per un genitore, per un maestro, per una guida spirituale, che non implica coinvolgimenti fisici e che crea uno stato particolare di “grazia” con cui due anime, possono facilmente entrare in contatto e senza accorgersene, diventare “Una”. 

Questa espressione prende il nome da una teoria di Platone esposta nel Simposio (cena), dove Socrate, ispirato da Diotima, parla di Eros come di un demone, figlio di Pòros e Pènia. Pòros, la ricchezza, aveva fatto innamorare Pènia, ossia la povertà che genera bisogno. Approfittando di un momento di ubriachezza di Pòros, Pènia giace con lui e dalla loro unione nasce Eros, l'amore. Questo mito mette in luce come Eros, la forza che fa andare avanti il mondo, abbia una natura contraddittoria, che partendo dall'amore per le forme (materia) che porta alla procreazione e alla continuazione della razza umana, lo fa arrivare all'amore della conoscenza, ossia alla stessa filosofia. 





. Questo concetto,  viene esplicitamente detto come il primo stadio dell'innamoramento sia provocato dalla visione della bellezza di un corpo fisico, in altre parole la simpatia visiva è il primo passo dell'eros platonico: non le parole, non la mente, non l'anima ma gli occhi sono la porta attraverso cui l'amore colpisce l'interiorità; la seconda fase dell'amore coinvolge la spiritualità. Probabilmente fu ciò la causa di questo stravolgimento in parte del significato. Platone spiega infatti la bellezza esteriore come un richiamo, uno specchio della bellezza perfetta ed eterna della verità. E questa verità consiste in tutto ciò che è divino che a sua volta consiste in tutto ciò che è buono, sapiente , giusto. La compagnia dell'amato, la sua frequentazione, le sue parole e la sua bellezza rappresentano l'esortazione ad abbandonare il lato nero dell'anima, malvagio e deforme e rivolgersi al lato bianco e luminoso, che si nutre di bene sapienza e giustizia.


CONOSCERE ATTRAVERSO L' AMORE" è sempre stato il fulcro, il punto centrale, la condizione necessaria ed indispensabile di ogni pensiero filosofico e religioso, che abbia tentato una interpretazione del Creato, da quelli più "fideistici" a quelli più strettamente umanistici. Vero punto in comune di ogni religione, è magistralmente riassunto in quell' "Ama il prossimo tuo come te stesso" che il Maestro Gesù ci ha affidato, posto come "il primo dei voleri divini", il primo dei comandamenti, dai quali tutti gli altri ne sono derivati. 

L' eterno rincorrersi di Amore e Psiche, ampiamente e mirabilmente descritto dalla Letteratura di ogni tempo, è la condizione base di ogni trascendenza, di ogni conoscenza superiore, dello stesso pensiero più strettamente scientifico. Come spiegare infatti "la percezione" se non come "attod'amore". Chiedete ad una mamma come fa a capire il suo piccolo...e capirete, la forza travolgente dell'amore. 



La Scienza Esoterica riconosce anche un tipo di legame, che trae la sua origine dai piani sottili - ove operano le forze invisibili - e può portare le anime a contatto, ma è necessario che sia nettamente distinta dalle reciproche attrazioni che si manifesta sul piano degli affetti ed è percepita solo dai sensi fisici. 

Il tipo più comune di rapporto è quello conosciuto sotto il nome di “legame karmico”. 

Il termine "karmico", quale aggettivo di "karma", proviene dalla scuola esoterica orientale (per gli occidentali, tale termine viene decifrato come Legge di Causa ed Effetto, la famosa legge del “taglione”, di biblica memoria) ed è usato per designare le forze (le cause o conseguenze), siano esse buone o cattive, originate da incarnazioni precedenti. 

Il legame karmico tra le anime, trae origine da attrazioni verificatesi in vite precedenti. L'attrazione può aver luogo su uno qualsiasi dei sei piani dell'esistenza ed essere della natura corrispondente al piano sul quale essa si manifesta


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